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Potenziali problemi per i vettori italiani - L'Italia e la Francia richiamate dall'Onu per il loro ritardo nell'adeguamento dei sistemi informativi
Il problema informatico del cambio della data allo scoccare dell'anno
2000, conosciuto come "Years 2000", "Y2K" o "Millennium Bug", che potrebbe
causare nei programmi software un non corretto trattamento della data e
un conseguente malfunzionamento, è stato discusso recentemente nella
Conferenza nazionale sull'adeguamento informatico all'anno 2000. Il settore
del trasporto aereo è stato definito di altissima complessità,
ad altissima ristrutturazione per motivi di liberalizzazione e privatizzazione,
molto sensibile all'Y2K con forte impatto sull'ambiente in caso di disservizi.
E' opportuno ricordare che soltanto il 4 dicembre 1998, quindi con
un notevole ritardo, è stato istituito in Italia il Comitato Anno
2000 che ha lanciato un grido d'allarme circa le implicazioni economiche
e sociali causate dalla scarsa attenzione al problema del cambiamento di
millennio ed in particolare una situazione molto delicata per la sicurezza
proprio nel settore dei trasporti.
A tutto ciò si aggiunge il riconoscimento, con circolare del
ministero degli Interni italiano, di una incompleta informazione e di un
insufficiente adeguamento del nostro paese alle esigenze imposte dal problema
dell'Y2K, con la conferma che l'ambito dei trasporti rappresenta uno dei
settori chiave per i quali è necessario "accelerare i preparativi
e concepire i piani di emergenza per garantire il funzionamento ininterrotto
dei servizi pubblici essenziali", così come risulta dalla risoluzione
del Parlamento Europeo A4001499.
Per quello che concerne gli aeroporti, la Iata, l'organizzazione mondiale
delle compagnie aeree, ha comunicato che non dovrebbero esserci particolari
problemi di sicurezza, dal momento che sarebbero in regola la maggior parte
dei sistemi di controllo del traffico aereo.
Analoga rassicurazione proviene dalla Boeing che terminati quindici
giorni fa i test di simulazione, ha garantito che i suoi aerei in servizio
in tutto il mondo, circa 10.500 ossia il 75% del totale, sono pronti a
decollare in tutta tranquillità anche il 31 dicembre 1999.
Nonostante queste rassicurazioni ad un convegno a Manila, nel quale
è stato fatto il punto sul problema dell'Y2K, l'ITU, l'Unione Internazionale
delle Teleomunicazioni, organismo delle Nazioni Unite, ha giudicato l'Italia,
insieme alla Francia, in ritardo rispetto a quanto richiesto.
Le nazioni più attive nella risoluzione dei problemi causati
dal cambio di data del millennio sono sicuramente la Gran Bretagna e gli
Stati Uniti, dove si è discusso sulla questione fin dal 1993 e si
è realizzata una campagna informativa notevole al fine di divulgare
il problema alla popolazione.
Le assicurazioni devono adeguarsi
In Italia tutte le strutture collegate al traffico aereo sono impegnate
a terminare i test di simulazione, anche se non è stata mai raggiunta
una valutazione di sicurezza al cento per cento; ciò significa che
che dal 1° gennaio del nuovo anno si potrebbero verificare disguidi
o anche incidenti nel settore aereo.
Non si può quindi non tenere contodegli aspetti legali e assicurativi
che potrebbero scaturire dal 2000 in poi nel trasporto aereo italiano ed
europeo.
In Italia se le compagnie aeree "in primis" e tutti gli operatori del
settore debbono sobbarcarsi l'onere economico derivante dagli eventuali
danni a persone o cose connessi al rischio dell'Y2K soltanto perché
considerati fruitori informatici, sicuramente il settore assicurativo,
dopo circa due anni di studi per l'elaborazione di clausole specifiche
da inserire nei contratti con gli operatori del trasporto aereo, dovrà
rivedere le proprie conclusioni alla luce di quanto stabilito dal Departement
of Transportation degli Stati Uniti con la sua "Notice" del 19 aprile 1999.
Con tale informativa si è rammentato a tutti i vettori statunitensi
e stranieri operanti negli USA che, in base al DOT Regulations, 14 CFR
Part 205, la previsione di una esclusione del rischio per l'Y2K nelle polizze
assicurative per la responsabilità per danni non sarebbe conforme
al sopracitato Regolamento che stabilisce le coperture assicurative minime
per operare negli Stati Uniti.
Pertanto, qualora tale esclusione fosse contemplata nelle polizze,
ciò comporterebbe la revoca dei permessi e delle autorizzazioni
necessarie per poter operare collegamenti aerei con gli USA.
Conseguentemente ogni autorizzazione per il trasporto aereo cessa di
essere effettiva se ciascun vettore non osserva quanto previsto dal Regolamento
e tale condizione viene considerata in modo specifico parte del certificato
operativo di ciascun vettore.
Dato che ogni operazione eseguita senza la copertura assicurativa legale
conforme alla Part 205 non sarebbe autorizzata, il DOT invita le compagnie
assicurative ad adeguarsi alle proprie direttive e precisa che detta clausola
non produrrebbe alcuna interruzione di affari o perdita commerciale per
le compagnie aeree o per i terzi.
E' evidente il riflesso che tale decisione comporta sul trasporto aereo
internazionale: il governo americano ha imposto la propria risoluzione
alle compagnie assicurative, ai vettori statunitensi e anche a tutti quei
vettori, compresi quelli italiani, che non rispettino la copertura assicurativa
minima stabilita nel suo decreto.
(Pubblicato su Air Press 31/32 del 2 agosto 1999, pag. 1239)